Genova, martedì 12 Aprile 2011
Caro Presidente,
mi chiamo Silvia, ho 31 anni, sono laureata in Arte Multimediale presso l'Accademia di Brera a pieni voti nel 2006. Ho faticato a laurearmi perché nel 2003 (ero al 3°anno) mi sono sentita male, dopo 20gg di ricovero mi è stata diagnosticata la Sclerosi Multipla, ma non ho voluto abbandonare il mio sogno e nonostante la malattia e le difficoltà finanziarie della mia famiglia sono riuscita a raggiungere il mio obiettivo.
Subito dopo la discussione della tesi ho iniziato a cercare lavoro: tante settimane di "prova" non remunerate ma nessuna assunzione, mi offrivano solo stage non retribuiti impossibili da sostenere per me che all'epoca avevo anche acceso un mutuo per il mio bilocale a Milano -dove speravo di riuscire a stabilirmi e iniziare la mia carriera- garantito dai miei (che poi hanno avuto un tracollo finanziario e non hanno più potuto finanziarmi), così nel giugno 2006 sono tornata a Genova, la mia città natale. Intanto ho iniziato a portare avanti le pratiche per l'invalidità (allora la asl milanese mi riconobbe un 45% d'invalidità, sufficiente a rientrare nelle categorie "protette") nella speranza di ottenere un contratto adeguato alla mia patologia e alle mie capacità.
A Genova ho iniziato, sfruttando una convenzione tra accademia e musei comunali, facendo 2 stage non retribuiti presso il museo d'arte contemporanea cittadino (didattica e organizzazione eventi), un'esperienza meravigliosa, finita la quale ho iniziato a fare tutto quello che mi capitava: la cameriera data la mia esperienza decennale (ma in nero: nessuno assumeva già 5 anni fa), mi sono iscritta all'Adecco e per più di un anno sono andata avanti con contratti di 3gg al mese in Carige (banca locale), finché nel 2008 ho provato il concorso per l'assunzione diretta, ma al colloquio ho ingenuamente rivelato la mia patologia nonostante gli esaminatori stessero commettendo un illecito a farmi quella domanda e benché fossi la migliore candidata del mio gruppo (parole loro) non hanno voluto assumermi, per non rendermi infelice, date le mie velleità artistiche (sempre parole degli esaminatori), anche se uno stipendio fisso sarebbe stata per me l'unica possibilità per continuare la mia ricerca artistica, pagare il mutuo (acceso in Carige, tra l'altro) e emanciparmi -magari, un giorno, risparmiando tutto- dalla famiglia.
Grazie a una serie di "maneggi" un conoscente riuscì, nel giugno del 2008 a farmi assumere dall'aeroporto di Genova, con contratto di prova fino a Ottobre, eventualmente rinnovabile, a norma di legge e grazie alla mia percentuale d'invalidità. Purtroppo però le mie esigenze patologiche non sono state prese in considerazione dall'azienda, così sono finita a fare la centralinista/responsabile parcheggio, ho lavorato coi turni, anche notturni, spendendo 2 ore al giorno in vespa per raggiungere il mio posto da casa. Troppo, e dopo un mese sono stata di nuovo ricoverata a neurologia per una ricaduta molto severa.
Sono stata in ospedale un mese: mi dissero che sarei rimasta paralizzata (emiparesi del lato sinistro) ma per fortuna sono una lottatrice e dopo 2 anni di fisioterapia, aver iniziato un farmaco sperimentale miracoloso ma potenzialmente letale, oggi porto il busto e spesso mi serve il bastone ma riesco ancora a camminare.
Intanto lo stipendio dell'aeroporto mi ha permesso di pagare le cure e le spese fino a Natale, quando anche quei 5000€ finirono. Credo che all'aeroporto ancora mi odino per essermi ammalata solo dopo un mese ma aver percepito lo stipendio per tutta la durata del contratto.
Dopo l'ultima ricaduta la mia invalidità è salita al 75%, e finalmente nel 2010 ho cominciato a percepire la pensione, ormai non sono più in grado di lavorare normalmente, avrei bisogno di un part-time con postazione vicino ai servizi (ho anche problemi sfinterici) nessun lavoro pesante, postazione ergonomica e legge 104. Ovvero sono inassumibile nonostante abbia dato prova di grande professionalità e affidabilità in tutti i luoghi dove ho potuto lavorare.
Nel giugno del 2009 al museo si ricordano di me e mi offrono una collaborazione di un mese, firmo per 600€, ma me ne vengono versati solo 300€. scelta poi rivelatasi disastrosa in quanto per l'INPS non ho bisogno della pensione per tutto il 2009, come se 600€ possano durare 6mesi!
Tento anche il concorso per un posto come organizzatrice eventi a Palazzo Ducale, ma quando consegno il curriculum la stessa segretaria mi dice che tanto è inutile perché i 2 posti disponibili sono già presi da figlie o nipoti o fidanzate di chissà chi. A Genova funziona così, tutti lo sanno e nessuno dice niente. Intanto ho il piacere di notare l'incompetenza delle raccomandate visitando i loro allestimenti orripilanti e totalmente inadeguati.
Con 250€ al mese pago a stento le medicine che devo comunque prendere ma la mutua non passa e un aperitivo alla settimana, giusto per riprendere un po' di relazioni sociali dopo un anno passato a letto a casa, praticamente sempre da sola.
Vivo sempre con i genitori mentre i miei fratelli che stanno bene iniziano a lavorare e possono andarsene per i fatti loro.
Intanto allestisco uno studiolo nell'ex camera di mio fratello per ricominciare la produzione artistica che adesso rappresenta per me l'unica maniera di poter guadagnare qualcosa onestamente, ma la pensione non basta per i materiali e i miei sono oberati dai debiti, così mi dedico all'arte digitale e performativa, l'unica che posso realizzare a costo zero, ma che purtroppo qui in Italia non ha mercato.
A Dicembre 2009 allestisco la mia prima personale a Genova, ma non vendo un solo pezzo, anche 150€ per un pannello aerografato 1,50x1mt (mero prezzo di costo del supporto e degli acrilici ultrafini) sono troppi per il mio pubblico: coetanei con gravi problemi di occupazione come tutta la mia generazione.
Adesso comunque quell'opera è stata pignorata insieme a tutti i quadri dipinti da mio padre, se avessi i soldi per i materiali ne farei una copia, ma per ora non posso.
Le ho raccontato tutta la mia storia non per farLe perdere tempo prezioso ma per chiederle aiuto: adesso sono incinta, innamorata e vivo con il padre del bambino, ma lui fa ricerca all'IIT, non guadagna molto (credo intorno ai 700€ ma davvero non lo so) e quando il bimbo/a nascerà non so se potrà mantenerci tutti perché la mia famiglia non può aiutarci, la sua è lontana e io ho solo la pensione su cui poter fare affidamento, ma anche togliendo quell'unica uscita settimanale che prima mi concedevo sono preoccupata che non basterà a pagare le spese mediche mie e del bimbo/a.
Sto preparando una nuova mostra per Settembre prossimo, solo quadri, disegni e piccoli oggetti artigianali, sperando di riuscire a vendere perché ora i soldi mi servono davvero.
Sto seguendo i suoi processi come credo tutta la Nazione, finché i giudici non dimostreranno il contrario io mi fido del suo buon cuore: non posso offrirle nulla (se non di dare il Suo nome a mio figlio) ma le chiedo aiuto, come ha aiutato tutte quelle ragazze bisognose: non voglio gioielli o case, mi bastano poche migliaia di euro per superare il primo anno del bimbo, so che è il più costoso, Lei ha tanti figli e lo saprà meglio di me, li ha mandati nelle scuole migliori... io per il mio non spero tanto, siamo persone modeste, sarei contenta di riuscire a fargli fare tutte le visite mediche di cui avrà bisogno e di poterlo nutrire in maniera adeguata.
Ora che ci penso non voglio chiederLe soldi, non mi pare giusto, quelli potrò guadagnarli onestamente con la mia arte quando il bimbo sarà nato e sarò fuori pericolo (per la mia patologia la gravidanza è una benedizione, mentre il post-partum può essere molto pericoloso, ma il padre del bimbo ed io ci prenderemo cura di me e sono sicura che non avrò ricadute gravi), le chiederei d'intercedere in Parlamento o coi Ministri competenti per fare una legge che protegga e aiuti i disabili come me, o le ragazze madri, magari sarebbe già tanto se la pensione d'invalidità venisse portata a 500€ che non è una gran cifra ma permetterebbe ai giovani disabili che non possono lavorare di pagarsi almeno una stanza e vivere con 200€ al mese: non bastano, ma se non si è completamente soli si può sopravvivere senza gravare sempre sui propri genitori, che anche loro ormai non ce la fanno più ad andare avanti.
Cari Presidenti, Ministri e Governo tutto, questa è la mia storia e questa è il mio grido d'aiuto, a nome di tutti i giovani invalidi d'Italia, mettetevi una mano sul cuore e una sul portafoglio e vi prego raddoppiate l'assegno d'invalidità: vorrei poter crescere mio figlio nel Nostro Paese, fin'ora ho resistito, ma adesso non si tratta più solo di me, ho un fagiolino/a a cui pensare e per lui/lei sono disposta a sposarmi per ottenere la cittadinanza britannica (il papà è inglese) se questo sarà l'unica soluzione che potrà garantirci un futuro. Mi si spezzerà il cuore ma sarò mamma: se il mio Paese non potrà garantirci la sopravvivenza emigrerò altrove.
Cordiali e speranzosi saluti,
Silvia L. Lepore