sabato 5 dicembre 2009

everloving

(moby)

...WOW!
wow... veramente. Mi hai presa. Mi hai fatto dire basta! Anche se non mi hai avuta... dio, se mi possiedi!
E non m'importa di domani: mi ride il cuore della risata isterica dei suicidi, oggi sarò felice, poi... chissà... attendo il momento dello schianto, che questa volta sarà orrendo quanto sei bello: bello in maniera imbarazzante.
Ti ho già perso e forse non t'avrò mai ma mi hai presa e come una lupa non ti lascerò più, anche se da lontano. E oggi mi crogiolo nell'eco dei brividi che ancora mi attraversano al solo pensarti e stringerò il ricordo della notte insonne, di pelle profumata calda, di sudore e mani, delle tue spalle e millemillanta baci baci baci baci baci baci...
Aaaaaaaah :-)
Bello. Sei bello in maniera imbarazzante e se solo penso al resto di quel poco che so di te, so già che stavolta mi schianterò come non mi è ancora mai successo. Sarà un disastro.
Di nuovo stamane hai fatto il vago... bastardo, mi spezzerai il cuore, ma non m'importa: oggi sono felice.
Ieri non riuscivo a dormire poi, continuavo a guardarti perchè non sembrava vero, ma ho fatto le prove, ed era proprio vero! Adesso penso che stasera se non ci sarai non saprò più di nuovo se ti rivedrò ancora, ma non posso più permettermi pianti, il GranGiorno è tra poco e un'altro deragliamento emotivo non me lo posso permettere, ho da fare.

Mi precipito entusiasta e consapevole verso il disatro, eccitata come un kamikaze convinto e terrorizzato, terribile al fato per il suo stesso terrore. Ah-ah! Non sono mai stata così felice e stupefatta come ieri. Grazie. Anche se non sarà tutto merito tuo, la mostra mi brucia dentro di viva fiamma da giorni, sono stravolta, ma come diceva la mia Strega preferita: l'arte è il grande amore che troppo a lungo ho trascurato, e quando mi metto a lavorare non riesco a smettere finchè non mi cade la testa sul tavolo per la stanchezza; dalle semplici vignette che dovevo fare sta venendo fuori un cartone animato, ieri abbiamo fatto montaggio per 7h, un hard-disk s'è suicidato e abbiamo perso il lavoro di una settimana, siamo riusciti a mettere in rete un trailer molto al di sotto delle mie aspettative, ma rimedieremo col video per l'esposizione; la performance adesso è perfetta, ma mi mancano 2 persone che la interpretino con me, vivo nel caos, niente è pronto e sto facendo troppe cose tutte insieme: potrei fare il più grande flop della mia vita, ma continuo ad aggiungere e vado avanti sovraeccitata, anche se ultimamente ogni sera trascino la gamba, non m'importa, sono felice, il resto non ha importanza.

mercoledì 18 novembre 2009

Prego...2004 pazza


Prego...2004 pazza
Inserito originariamente da Penteo Art
-PenteoArt- autoproduzionimultimedialindipendenti is glad to announce her GREAT EXIBITION in GENova, from the 10th of December 2009 at LA LEPRE, vico della Lepre, GENova (GE) italy

...eravamo rimasti alla pazza rinchiusa che consegnava ai visitatori un disperato messaggio perchè lo recapitassero a Bubino, l'orsacchiotto smarrito nel mondo.
PenteoArt dopo gli anni milanesi è tornata a GeNova, e sta preparando una grande esibizione!

giovedì 5 novembre 2009

-PenteoArt- workingprogress newsletter about the Exposition

Nonostante la salute dell'autrice sia ulteriormente minata dalle influenze stagionali (nessuna traccia di suina, aviaria o attacchi terroristici, ad oggi) e per questo le date continuino ad essere incerte, i lavori per la mostra che si terrà a GeNova, in vico della lepre, nelle prossime settimane di Novembre 2009, sono comunque in progressione.
Vari accadimenti che dall'inizio dell'autunno, dopo quasi un'anno emmezzo di convalescenza, hanno ripreso a rendere avventurosa la vita dell'autrice, si stanno riflettendo sulla progettazione dell'esposizione: rimanendo "non pervenute" o comunque dispersa la maggior parte delle opere milanesi, i piccoli olii su cartone telato su cui in un primo momento c'era l'intenzione d'incentrare la mostra sono rimasti danneggiati incidentalmente dall'autrice stessa a causa di una caduta (la -PenteoArt- continua ad essere priva di una sede laboratorio, da quando, dopo aver lasciato Milano, è tornata a Genova), la performance per la serata inaugurale è stata riprogettata in funzione del clima rigido dell'autunno, e le collaborazioni professionali necessarie alla realizzazione tecnica dell'evento espositivo sono accertate.
Appena la Lepore si riprende dalla ricaduta influenzale degli ultimi giorni riprenderà a ritmo serrato la produzione, e probabilmente tornerà al disegno, tecnica con cui nasce la -PenteoArt-, mezzo espressivo naturale e prediletto dall'autrice.
Pesante quanto recente l'influenza artistica e umana di Delucchi (Frigidaire), che dopo il professor Caronia, i professori e maestri dell'Accademia di Brera2 multimediale, il prof. Grisoni al liceo classico D'Oria, definisce e approfondisce ulteriormente il percorso artistico e intellettuale dell'autrice, che, dopo anni di astinenza dalla produzione artistica in conseguenza del ritorno a Genova, riprende il discorso interrotto dopo l'esibizione a Milano al Teatro della Quattordicesima, nel 2004 della performance "Prego..." con un'azione performativa che presenta per la prima volta a Genova il personaggio e le opere dell'artista genovese, dopo le vignette satiriche sul Dràgut (liceo D'Oria, 1994/'99) della giovinezza con una nuova produzione che torna al disegno, dopo le sperimentazioni multimediali accademiche, nella prima metà dei 2000.
Il progetto prevede quindi, oltre all'esposizione e la performance, che verrà videodocumentata, anche la videoinstallazione relativa.
I locali de La Lepre ospiteranno l'esposizione.
Ricollegatevi per ulteriori informazioni.

-PenteoArt-&S.L.L.

lunedì 6 luglio 2009

De Vitiligo

Da quand'è morto Michael Jackson leggo sul web una quantità di informazioni completamente sbagliate e distorte sulla vitiligine da esserne davvero infastidita. Perchè anche io ne sono affetta.

E' una malattia ereditaria, congenita ed autoimmune, non è assolutamente contagiosa, ma può essere trasmessa alla prole. Si manifesta con macchie (tipo mucca) dai contorni netti di pelle assolutamente sana ma completamente depigmentata: i melanociti (le cellule dell'epidermide che prodocono la melanina, ovvero il pigmento che colora la pelle per proteggerla dai raggi solari) smettono di funzionare.
Ha origini psicosomatiche legate allo stress, quindi più uno se ne fa un problema, più le macchie aumentano e si espandono. Può essere scatenata da altre patologie o da forti traumi.
Le macchie hanno una mappatura piuttosto tipica: spesso compaiono sui gomiti o le ginocchia, sulle mani e sul volto, partendo dalle mucose (labbra), da zone poco esposte al sole (come le palpebre) o anche dai margini di una cicatrice.
Le macchie, essendo completamente prive di protezione, se esposte al sole senza protezione si ustionano anche dopo un'esposizione di poche ore.
Compare nella pubertà, non è curabile, ma è reversibile con la fototerapia.

Nel mio caso le prime macchie sono comparse l'estate dei miei 10 anni, sulle palpebre. Non l'ho mai vissuta come un disagio perchè sembravo truccata e al ragazzino a cui diedi il mio primo bacio piacevano moltissimo.
L'ho ereditata, come mia sorella, da mio padre, che ne è ricoperto, mio fratello invece non ce l'ha (da qui la mia personale teoria che si trasmetta tramite il cromosoma X). In famiglia l'abbiamo sempre vissuta come una cosa normale, anzi, da piccolissima ero convinta che tutti gli uomini fossero a macchie. Mia madre (professoressa di scienze con velleità da medico) adottò una terapia d'urto con noi bambine: esponendoci normalmente al sole (cosa che mi riduceva gli occhi gonfi come una rana per i primi giorni di mare) affinchè i melanociti fossero stimolati a produrre nuovamente melanina, ma una volta passata l'ustione, le zone depigmentate così trattate s'iperpigmentavano, diventando più scure della pelle normale, ma l'anno successivo la zona iperpigmentata si uniformava al resto della carnagione, riducendo così l'estensione della macchia.
E' lo stesso principio della fototerapia, che viene fatta dal dermatologo con un'esposizione mirata di raggi UVA, ed è l'unica terapia efficace per la vitiligine, che rimane incurabile ma il cui impatto estetico può essere così ridotto, infatti si applica soprattutto a viso e mani.
Non essendomene mai fatta un problema, le mie macchie durante l'adolescenza si sono limitate alle palpebre e alle labbra, cambiando di poco i propri confini, che ogni estate venivano ridimensionati dalla naturale esposizione al sole.
Essendo molto chiara di carnagione, d'inverno la mia vitiligine è assolutamente invisibile.
Crescendo le macchie sono leggermente aumentate d'estensione e poi è comparsa anche una macchietta su una mano; ogni estate son curiosa di scoprirne l'evoluzione, per valutare il livello di stress che ho subito, quest'anno potrebbero essere aumentate di parecchio, ma non ho ancora preso abbastanza sole per poter valutare.
Non l'ho mai considerata una vera malattia, comunque il mio naturale pallore mi costringe ad usare sempre una protezione piuttosto alta quando mi espongo al sole estivo, e per evitare l'"effetto rana" sulle palpebre uso uno stick a schermo totale. Non è affatto debilitante e non mi deturpa.

Per un nero che vive all'equatore sarebbe diverso: assomiglierebbe davvero ad una mucca e le sue macchie si ustionerebbero fino alla formazione di vesciche. In un caso tale sarebbe veramente deturpante e debilitante.
Prima della scoperta dell'efficacia della fototerapia i medici consigliavano ai vitiliginosi di non esporsi al sole (solo per evitare che si scottassero le macchie) ma questa restrizione si è rivelata controproducente, infatti, senza più nessuno stimolo a produrre melanina, le macchie tendono ad aumentare fino a coprire quasi totalmente il corpo.

Ho letto che molti fan di M. Jackson giustificano con la vitiligine il suo esser ricorso alla chirurgia estetica: niente di più sbagliato! Gli interventi di plastica, essendo un forte stress per l'organismo, come tutti gli interventi chirurgici, non possono aver fatto altro che peggiorare la situazione.

domenica 5 luglio 2009

Tornando a riflettere sull'essere malata

Ieri ero stata invitata a una grigliata. Ero entusiasta, un po' intimorita dalla sperimentazione, speravo di trovare dell'ombra, che era una giornata molto calda e temevo di patire l'afa, ma mi sentivo coraggiosa e volevo sperimentare una giornata all'aria aperta, una giornata d'estate, come tutte le persone normali. Mi sono svegliata abbastanza presto, ho mandato subito un messaggio all'amica che mi aveva invitato per sapere quando ci saremmo viste e nell'attesa ho navigato sul web e rifatto il letto, risparmiando le energie per la giornata in compagnia, immaginando che magari avrei conosciuto persone nuove e mi sarei divertita.
Mentre ero sotto la doccia mi arriva l'sms "vieni a mezzogiorno": purtroppo a mezzogiorno sono uscita dalla doccia! (ho sempre una gran sfiga in queste cose io) Così mi scuso, dicendo che uscivo immediatamente, ma una mezz'oretta era il tempo minimo per recarmi all'appuntamento. Mi vesto senza neppure asciugarmi, arraffo soldi e cellulare ed esco coi capelli bagnati. Non è lontano, non avessi il bastone in 10min sarei arrivata, ma sono come sono (cantavano i Bluvertigo) e mi affretto per quanto posso con i miei passetti a 3 zampe sotto la canicola. In 20min arrivo, ma non c'è nessuno, messaggio, chiamo, nessuna risposta. Chiedo alla barista e mi dice che se ne sono andati da un quarto d'ora. Chiamo di nuovo, niente.
Sconfortata, davvero intristita mando un'ultimo messaggio piuttosto offesa (se non volevano aspettarmi perchè farmi uscire di fretta? bastava dirlo, mi sarei risparmiata lo sbattimento) e me ne torno a casa. Per fortuna i miei non s'erano neppure accorti che fossi uscita, e trovo il pranzo anche per me.
Lo sbattimento, la delusione e l'inevitabile interrogarmi sull'accaduto mi affaticano per il resto della giornata, non ho voglia di arrovellarmici troppo, è probabile che le altre persone con cui era la mia amica non fossero così contente di vedermi, non sarebbe la prima volta che m'illudono così e non so proprio cosa farci. Prendo e metto in saccoccia, confidando in un karma che però per me non ha mai risvolti positivi. E' un po' di tempo che credo che nella commedia della vita non si possa esser tutti destinati al lieto fine, evidentemente il mio ruolo è quello dell'emarginata.
Penso che posso tentare di ribaltare le sorti di un sabato iniziato così tristemente cercando altri amici per la serata, ma non c'è nessuno disponibile. Alle sette di sera mi arrendo, stanca, triste, dopo aver collezionato sms di risposta che mi sbattono in faccia l'intensa vita sociale altrui, cosa che sento sempre più inarrivabile per me...
Stamattina chatto brevemente con la mia compagna di banco del liceo. Da adolescenti apparivamo come il diavolo e l'acqua santa, esattamente l'opposto una dell'altra: io metallara con fama di satanista e drogata che non ha mai preso più di 3 in greco, lei cattolicissima, sportiva ed eccellente negli studi. Ma siamo sempre andate molto d'accordo, entrambe profondamente rispettose delle altrui diversità; tanto che siamo amiche ancora adesso.
Dicevo, in un breve scambio via chat con la mia antitesi le confido il mio sconforto e lei mi ricorda come la mia disabilità sia spaventosa per il prossimo, dell'egoismo delle persone... già, a volte me ne scordo di essere malata -stupida- tanto più che rispetto all'anno scorso, che non potevo camminare ed ero confinata a letto, adesso lavoro, cammino, prendo l'autobus e mi dimentico che i miei amici probabilmente in me vedono sempre quella che l'estate scorsa è stata quasi un mese ricoverata in ospedale, che non aveva il controllo motorio della sua parte sinistra, era mostruosamente dimagrita e più accantuatamente da una gamba sola, che si spegneva le sigarette addosso senza accorgersene e faceva fatica persino a star seduta.
Mi ferisce che tutti si ricordino così bene di me un'anno fa, e non si ricordino di come ero prima, di quando stavo bene, che lo sono stata per anni, di Silvia che girava in vespa e tirava tardi peggio di tutti loro messi assieme, ma soprattutto che non si accorgano che in un'anno mi sono ripresa moltissimo, che sto tornando normale, che non c'è poi tanta differenza tra me e loro, non tutta quella che credono.
In quest'anno la mia malattia ha terrorizzato e allontanato tutti quanti, ha fatto emergere pavidità, meschinità, egoismo e raccapriccio in tutti: amici e parenti.
Anche io ho avuto paura, moltissima paura, soprattutto di rimanere per sempre zoppa o peggio, ma non è stato così, anzi adesso credo che potrei tornare perfettamente normale, tra un po'... sto pensando che potrei di nuovo correre e presto voglio provarci.
Ma tutto questo gli altri non vogliono vederlo, non m'invitano neppure ad uscire, decidendo loro quello che sono o non sono in grado di fare, senza neppure consultarmi, ed escludendomi a priori da attività che invece potrei affrontare benissimo, incarcerandomi in uno stato di disabilità completamente distorto e malinteso che non ha nulla a che fare con le mie reali condizioni, e magari credono di usarmi riguardo, invece mi discriminano con un comportamento col quale proteggono solo loro stessi emarginandomi, stravolgendo secondo chissà quali ragionamenti malati quella che sono, che sono stata, che sto diventando.
Vedo chiaramente nel loro sguardo una pietà beghina (sì, anche -anzi- soprattutto da parte di quelli che si credono avversi alla morale cattolica) che mi avvilisce e mi umilia, profondamente.
Poverini, loro credono di essere pietosi con me, ma se non capiscono quando cerco di spiegar loro le mie condizioni -e lo faccio, accidenti se lo faccio, potrei dire che spendo il 40% della conversazione a cercare d'istruire il prossimo su come non mettermi in difficoltà, perchè se ne preoccupano i miei amici, lo apprezzo davvero il loro maldestro tentativo di aiutarmi e comprendermi- ma sembra non ascoltino affatto, o non riescano a capire, tanto sono concentrati nel tentativo di esser "buoni" con me.
Tutto inutile se ancora non hanno capito che per me non è un problema camminare, ma correre; che per me è molto più faticoso star ferma in piedi che far le scale; che fondamentalmente sono soltanto un po' più lenta, e se loro in 10min riescono ad essere fuori di casa a me ce ne vogliono 20, e non perchè cincischio, ma perchè nei gesti del prepararmi sono più lenta; ed essendo tutta la questione psicosomatica, se mi si fa fretta, quei 10min in più che mi ci vogliono diventano anche 20 o 30 se nel frattempo mi stanno a stressare con sms o squilli di sollecitazione, perchè se già devo sbrigarmi, dover interrompere quello che sto facendo per recuperare il cellulare e leggere "ti muovi?" o "a che punto sei?" complica tutto, e mi rallenta ulteriormente.
Ci sono pochissime persone con cui non mi sento mai a disagio, e alla fine mi sono resa conto che semplicemete sono coloro che conoscono ed applicano le regole della buona educazione e sanno esere gentili, in questa società schifosa dove altro che morta, è trapassata la gentilezza verso il prossimo, ed essere cafoni fa figo.
Sono la mia amica che quando gli dico che sono stanca approfitta dei 5min (che per me sono più che sufficienti a riprendermi) in cui mi siedo un momento per guardarsi una vetrina o girarsi una siga; sono il mio amico sempre in ritardo che però ha l'educazione di avvisarmi, in modo che non debba aspettarlo per mezz'ora in piedi sotto casa e mi fa lo squillo quando arriva, aspettando lui i 2min che mi ci vogliono a scendere con l'ascensore, tanto mi aspetta seduto in auto.
Sono persone che non hanno per me trattamenti di riguardo, ma evidentemente sono solo gentili ed educate, e probabilmente fanno così con tutti, non solo con me perchè sono malata. Non provano pena per me e abbiamo un rapporto alla pari, perchè mi propongono la prima cosa che gli viene in mente, sapendo che ho la consapevolezza dei miei limiti, mentre per altre questioni a volte ho addirittura l'impressione che mi considerino superiore a loro, o comunque non mi trattano come una povera sfigata da compatire, ma hanno stima di me e chiedono il mio consiglio.
Sono passati i giorni in cui la depressione, lo shock e la paura mi rendevano una bimbetta lagnosa e aggressiva, preda dell'ansia e degli attacchi di panico; seppur ancora claudicante e facilmente affaticabile ho imparato a gestire tutto quanto e non sono mai stata così consapevole. Sono inevitabilmente maturata, tanto che spesso mi sento anziana e così diversa ascoltando i miei amici, i loro problemi cui partecipo comunque con rispetto e affetto perchè così diversi da quelli che ho affrontato io e li invidio della loro quotidianità ordinaria, della loro capacità di perdersi umanamente in questioni che se adesso capitassero a me probabilmente non potrebbero sconvolgermi più di tanto; mi sento orribilmente diversa, come se fossi stata in guerra, non ho nulla di più degli altri, nulla per cui sentirmi superiore, ho solo avuto esperienze orribili e non credo di aver da vantarmi ad averle superate, avrei preferito di gran lunga non essere malata; perchè è vero, ne sto uscendo, ho affrontato un mostro orribile che distrugge molti (vedo persone annientate dalla mia stessa malattia ogni volta che vado a fisioterapia) e sono fiera di non essermi lasciata sconfiggere, del mio essere guerriera, ma tutto questo mi fa sentire immensamente sola, le persone a cui voglio bene mi tengono a distanza perchè faccio impressione, perchè non sanno come rapportarsi con me e scelgono di non farlo affatto, addirittura qualcuno perchè non sto più così male e non accetta il mio essere persona e non più solo una malata da accudire, altri vedo che ogni tanto mi concedono la loro compagnia come se fosse una buona azione, ma senza esagerare nella frequenza...
Vorrei rivendicare il mio essere persona, in tutta la sua totalità, poter rendere invisibile il mio bastone e che il prossimo smettesse di considerarmi inferiore a sè -e in un resatto d'orgoglio mi verrebbe malignamente da dire "vorrei vedervi a voi, miei pavidi amici, spaventati solo al vedere in me il male, ad affrontare la mia esperienza: sono sicura che la maggior parte di voi, nelle mie stesse condizioni, avrebbe perso ogni umanità, riducendosi al più squallido e arreso lagnoso subumano fardello per la propria famiglia" ma non lo dico, lo penso e basta, che tra l'altro la malattia mi ha reso più condiscendente delle debolezze altrui- vorrei che questa nota arrivasse dove deve, a illuminare chi non mi capisce e mi teme, che finalmente non stia più a tener le distanze; a ringraziare chi mi fa stare bene... a ribadire che vi amo, vi amo tutti, altrimenti non mi sarei neppure incazzata le volte che l'ho fatto.

sabato 13 giugno 2009

Illusa poi delusa, di nuovo illusa e ancora delusa, così... all'infinito

Giorni e ore e giorni e sogni di una voluta quanto effimera felicità per un desiderio d'illusione consumato in una notte, notte felice Amore, com'è stato sorprendente e ovvio, troppo veloce il passaggio dal tuo corpo sul mio all'acqua fredda con cui mi lavavi, mondandomi dal tuo desiderio troppo rapido per riscaldarmi il cuore, troppo affamato di gesti d'amore.
T'ho ritrovato bello della tua tentennante impetuosità e sono stati momenti e mani, le tue mani calde e frementi come il primo sole su un suolo freddo d'inverno e conserverò quei baci che mi mangiavano ed ero felice, come un pane caldo spezzato dalla fame più affamata.
Sei stato dolce e familiare, sapevi del tuo odore innocente e antico, fragrante pelle bianca d'efelidi lunari spruzzata, troppo svelto, troppo veloce e tanto tutto insieme che non ho avuto occhi abbastanza grandi per vedere tutto e poter ricordare mentre il mio corpo era troppo esile Amore, è stato maltrattato e non sapeva accoglierti così, improvvisamente.
Ho intenzionalmente provocato il tuo sguardo di rosso e pelle, tutta la nudità che ti potevo offrire, una lunga cura di creme e profumi, come una vestale agghindata a sposalizio, ma senza sacralità, mondana e spogliata di sogni perchè non c'è tempo e mai ne avremo. Sei già fuggito.
Lontano, lontano, non hai pensato che lo sapevo, ma ancora un'ora, ancora un poco avrei tanto voluto che indugiassi un poco prima di lasciarmi. Io lo sapevo che non ti saresti fermato, ma m'hai toccata e sei fuggito, non hai visto le mie braccia allargate per accoglierti e cullarti solo un poco, prima di lasciarci di nuovo, come sempre, l'unico rituale che riconosco del nostro saltuarci, a me tanto caro amore.
Il tuo odore è già svanito, neanche una notte fa, ho solo il tuo sguardo da ricordare e il tuo sorriso sincero, mio caro, dolce Amore lontano: sei tornato confortandomi dell'illusione che ritornerai ancora, come un ladro che non sa di rubare il suo, che è un regalo da tanto tempo preparato, solo per te, solo per una notte, ma non sei abituato. Tu temi l'abitudine e ancora non riesco a capire, anche se ormai lo so.
So chi sei, che non resterai, ma la tua fugace presenza lascia sempre un pensiero di sfondo che mi accompagnerà come anch'io so che ti accompagnerò.
Il nostro è un'amore bello nella lontananza perchè sarò sempre tua ai tuoi ritorni piuttosto che sentirmi di qualcun'altro sempre: perchè adesso no, adesso ho più paura di te e la tua fretta mi rassicura anche se mi lascia la pelle scoperta al freddo della notte prima che il tuo abbraccio possa scaldarmi.
Pallido, il tuo corpo gemello del mio che ho sempre amato per la somiglianza, per quella corrispondenza che misuro stringendomi a te mentre cerco inutilmente la quiete che rende infiniti gli attimi, quegli attimi che stamattina cerco di fissare nella mia memoria, per non perderli, ma già non ritrovo.
Dolce, dolce e amara Meraviglia, ricordo il tuo sorriso, mi sei sembrato contento e già questo mi appaga però sono di nuovo sola e un poco mi sembra di aver perduto qualcosa, mi sento una pentolaccia rotta, i coriandoli sparsi in una scia che non so dove termini, la festa è finita troppo presto, interrotta dalla luce dell'alba prematuramente sorta. Sono ancora ubriaca ed è già giorno pieno, vorrei aver allungato la mano prima, per sentirti accanto a me, ma ero troppo stanca e adesso non ci sei più.
Amore... ancora mi diranno altre femmine sapute che lo cerco in cuori sbagliati, troppo chiusi per lasciarsi avvolgere e accogliermi schiusa come mi offro, coi petali più teneri esposti che vengon sempre devastati da impeti infantili, troppo infantili, che non dovrei lasciar entrare.
Femmine che sanno farsi inseguire, per cui lottano. Ma io non conosco questi slanci, sono io che rincorro e sono troppo lenta e inciampo e alla fine rimango indietro, con le ginocchia sbucciate, ho imparato a curarmi da sola, per rialzarmi e riprendere l'inseguimento, solo per uno sfioramento, per il tocco di un'attimo, che non raggiungo mai nessuno.
Tornerai Amore caro, tornerai e di nuovo ti fermerai troppo poco e rimarrò più a lungo a percepire la tua partenza che ad abbandonarmi sotto di te.
Tornerai e sarò ancora gioiosa perchè t'amo e t'amerò sempre, anche se per più di un momento non mi vorrai mai.

martedì 2 giugno 2009

Ancora e Sempiterno

T'amo, t'amerò e tamarindo adesso e sempre nei secoli dei secoli.
Perchè tu c'eri e hai resistito quando facevo schifo anche a chi m'ha generata (che ancora mi ripudia, nonostante la mimèsi coi normali sia divenuta ormai quasi perfetta), non posso scordarmene nonostante ora sia tu a evitarmi con sdegno: t'amo, t'amerò e tamarindo per sempre, poichè -per quanto mi riguarda, quando una decisione è presa è presa e rimarrà ad libidum, quantomeno- nonostante i tuoi musi e rifiuti reiterati ancora quando ti guardo mi emoziono e mi verso il vino addosso, come Gigi la Trottola alla visione di candide mutandine... Sarò ubriaca ancora, ma di tutti i maschi con cui ho flirtrato, che mi han toccato, coi quali ho riso stasera nessuno mi ha distratto come te... Maldìto! Maldìto che m'hai ammaliato e respinto: stavolta non ti ho permesso d'intristirmi col tuo malumore ma, nonostante l'odore d'ormone e il resto, son qui a scrivere di te e so che turberai il mio sonno, piccolo, immaturo, fragile e meraviglioso solo perchè non mi ti concedi e mai t'avrò.
Piccolo, insopportabile e cattivo meraviglioso cuore: t'amo t'amerò di tamarindo profumato, mio vile e adorabile acerbo... Così lontano, per quanto vicino...
Nuovamente mi ritrovo falena, a bruciarmi le ali, attratta e offesa dalla tua luce sporca.
Potrei averli tutti, ma ostinatamente sdegno chiunque, algida e baldracca, finchè non mi permetterai di raggiungerti nuovamente.
Spero di sognarti quando mi possedevi.

lunedì 1 giugno 2009

liberarci dello psiconano ladro mafioso pedofilo... avete capito

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